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Progetto di restauro del sito di Lalibela, Etiopia, “ Conservation action plan for the rock hewn churches in Lalibela. Monitoring System for Biet Gabriel Rafael”
L’UNESCO e il WMF hanno avviato un progetto di salvaguardia di Lalibela. Il progetto è affidato ad IPOGEA team leader Pietro Laureano ed è stato svolto in collaborazione con il dipartimento di costruzioni e restauro dell’Università di Firenze per gli studi strutturali e l’Università di Cape Town per il rilievo GIS. Il progetto ha operato secondo una strategia operativa integrata che comporta aspetti conoscitivi e interventi pilota. Il sito di Lalibela, infatti, costituisce un sistema complesso di cui le chiese sono l’aspetto monumentale più elevato e noto, ma sono solo parte di un disegno urbano e territoriale complessivo di largo interesse ancora da interpretare. Di questo disegno complessivo fanno parte integrante:
1) gli imponenti tracciati di fossati, canali a cielo aperto e sotterranei;
2) strutture arcaiche in blocchi di pietra, rupestri e ipogee testimonianza della stratificazione storica di lungo periodo;
3) l’insieme delle abitazioni tradizionali la cui presenza rende il sito ancora vitale e stabilisce una continuità tra il passato antico e gli attuali abitanti.
L’obiettivo finale del progetto è assicurare una protezione di lungo periodo di questo insieme di valori garantendo la capacità locale di gestione e manutenzione. Ciò è possibile attraverso la comprensione del sistema ambientale urbano e l’individuazione di tutte le sue componenti. Ricostruendo il modo con cui, ad esempio, la città si proteggeva dalla pioggia e assicurava il drenaggio sarà possibile evitare l’uso di protezioni esterne come le shelter. Uno degli obiettivi del progetto e trovare soluzioni che permettano la rimozione delle shelter dalle chiese ridando al paesaggio il suo aspetto originario garantendo l’impermeabilizzazione e il drenaggio con tecnologie tradizionali realizzabili dalla mano d’opera locale. In questa ottica il progetto ha operato in due direzioni il livello conoscitivo e quello operativo.
Il livello conoscitivo ha permesso:
1) L’individuazione della stratificazione storica delle strutture urbane, architettoniche e monumentali attraverso l’analisi delle tipologie del rupestre e l’individuazione del processo temporale di progressivo approfondimento di corti e fossati;
2) La diagnosi della vulnerabilità strutturale dei monumenti e la conoscenza geometrica e del quadro fessurativo di casi significativi attraverso un sistema di monitoraggio tramite sensori.
Il livello operativo ha realizzato:
1) Un cantiere pilota e di formazione per il riuso e la sperimentazione di malte locali traspiranti e adatte al contesto per la impermeabilizzazione dei monumenti;
2) La pulitura sperimentale di un fossato per assicurare il drenaggio e la protezione dal basso dalla umidità e ripristinare cisterne di raccolta d’acqua.
Le azioni hanno permesso di delineare la strategia integrata di restauro da attuare a diverse scale:
- monumentale, operando il restauro strutturale e architettonico delle chiese;
- ambientale, tramite il recupero dei fossati, i sistemi di gestione dell’acqua, i cunicoli, i percorsi sotterranei, la protezione dei suoli e la salvaguardia dell’ecosistema;
- urbano, attraverso una visualizzazione e valorizzazione dell’intera città storica con i suoi percorsi, le porte, le aree abitative e gli spazi civili;
- di gestione urbanistica e sociale, attraverso la salvaguardia dell’habitat tradizionale tramite il restauro e l’adeguamento funzionale relativo soprattutto ai servizi idrici e sanitari per garantire alla popolazioni incentivi e propensione al mantenimento architettonico.
Il cantiere pilota per la pulitura dei drenaggi
Il degrado dei monumenti dovuto all’acqua non è solo quello determinato direttamente dalla pioggia. Poiché le strutture sono ipogee, scavate cioè più in basso rispetto al piano, le corti e le camere sotterranee tendono a raccogliere l’acqua che, se non drenata attacca ed erode i monumenti dal basso. Per ovviare a questo fenomeno Lalibela era fornita di un possente sistema di fossati che drenavano le corti dei monumenti, i tunnel e le camere sotterranee mantenendole asciutte. Il sistema serviva anche a convogliare l’acqua in cisterne e irrigare i giardini trasformando un possibile pericolo in una risorsa indispensabile per tutta la comunità. Nel tempo la mancata manutenzione di queste strutture ha provocato l’intasamento per la formazione di depositi e il ristagno di umidità. Il progetto ha studiato il complesso di Biet Gabriel Rafael per comprenderne tutti gli aspetti di formazione storica e i dispositivi di funzionalità idrica in particolare sono stati individuati:
• La trama di ipogei a alveoli e lobi come struttura architettonica rupestre più arcaica del complesso;
• La cava per il taglio dei grossi blocchi di pietre megalitici e le strutture in elevato realizzate con queste;
• I plinti e piani di risparmio di roccia che denunciano il più antico livello di scavo di trincee meno profonde della situazione attuale;
• Il processo di approfondimento progressivo dei fossati;
• La corte rettangolare come fase più arcaica di ingresso al monumento;
• La sequenza di strutture circolari in elevato precedenti la fase liturgica;
• I Sistemi di fortificazione e le strutture palaziali;
• Il passaggio rupestre di collegamento tra l’ipogeo di Biet Rafael e la sommità fortificata;
• Il susseguirsi di processi di scavo con l’approfondimento della corte triangolare e la creazione
della facciata monumentale;
• Le azioni di rimodellamento e scavo per la trasformazione in chiesa;
• I sistemi di captazione dell’acqua cisterne e drenaggi.
Dallo studio è emerso che la profonda corte settentrionale di Biet Gabriel Rafael in cui è scavata una profonda cisterna era probabilmente drenata in passato dal grande fossato a Ovest completamente ostruito da sedimenti. Nel fossato si aprono grandi cavità laterali e sono state individuate tracce riconducibili a paratie e dispositivi di controllo dell’acqua. Si è ipotizzato quindi che il fossato fungesse da ulteriore grande cisterna al complesso e da sistema di smaltimento di acque in eccesso della corte. Si è provveduto così alla ripulitura del sedimenti del fossato che non presentavano interesse di stratificazione archeologica poiché depositati in anni recenti. La pulitura dell’opera ha confermato le ipotesi. Il fossato drena le acque in eccesso e mantiene asciutta la corte e il monumento. Durante la stagione delle piogge ha trattenuto l’acqua proprio nella sua parte inferiore rivelando l’antica funzione di cisterna. Infatti attualmente gli abitanti hanno ripreso ad utilizzarlo andando ad attingervi l’acqua.
Il cantiere pilota per l’individuazione delle malte
Principale motivo di degrado delle Chiese di Lalibela è l’ infiltrazione di acqua di pioggia che ha motivato l’installazione delle coperture. Le coperture tuttavia non garantiscono la protezione da scrosci di pioggia laterale, creano problemi di protezione ambientale, non assicurano il corretto smaltimento delle acque e costituiscono un danno alla fruibilità estetica e paesaggistica. I tetti delle Chiese nel passato erano protetti tramite un sistema di gronde, l’applicazione di malte e la manutenzione costante. La finalità del cantiere pilota è stata quella di ricostituire questo sapere fare individuando metodi e materiali di intervento reperibili in loco e realizzabili dalla popolazione locale. Intonaci traspiranti, impermeabili e di notevole tenuta sono stati ritrovati in architetture e cisterne locali. Si è sperimentata la composizione e lavorazione di queste malte con un team di operatori locali che sono stati formati alla loro preparazione e messa in opera. Diversi tipi di malte sono stati realizzate e sperimentati su superfici campione appositamente realizzate. Alle malte sono stati aggiunti pigmenti realizzati con la stessa roccia locale per ottenere un colore ed una trama identica a quella dei monumenti. I tecnici e la mano d’opera formata hanno sottoposto le differenti superfici campione a prove da stress e a innaffiamento e sono stati così individuati i composti e le procedure che danno i migliori risultati nelle condizioni locali. La tecnica si è dimostrata adatta alla impermeabilizzazione dei tetti dei monumenti, di facile applicazione e reversibilità. Essa permette la traspirazione delle strutture, le protegge e non reca alcun disturbo visuale poiché a livello d’insieme si mimetizza completamente con il materiale, il colore e la trama originaria dei tetti. E’ completamente reversibile e può essere applicata a prezzi molto bassi. Soprattutto essendo gestita a livello locale garantisce il controllo e la manutenzione costante necessaria per assicurare la salvaguardi nel lungo periodo.

Fig 1 - Ricostruzione grafica del sito di Lalibela.
a) Il sito nella fase ipogea con il primo scavo dei fossati.
b) L’inserimento delle strutture basilicali con il conseguente scavo delle corti ortogonali e l’approfondimento dei fossati.

Fig 2 - La struttura urbana. Individuando la trama dei fossati riemerge la forma urbana di Lalibela. Non solo un insieme di monumenti, ma una città con le abitazioni, le porte, le fortificazioni, i depositi, i sistemi di raccolta di acqua e di irrigazione degli orti.

Fig 3 - Siamo abituati a leggere la forma di una città medievale dal tracciato delle sue mura. Nella città ipogea di Lalibela dove tutto è il rovescio del consueto sono i fossati a identificare lo spazio urbano. Nella tavola attraverso l’evidenziazione tridimensionale dei fossati appare l’armonioso disegno urbano di Lalibela perfettamente integrato nel contesto ambientale.

Fig 4 - Lalibela, Gruppo orientale. Fasi di scavo. La città rupestre ha una stratificazione rovesciata rispetto alla archeologia convenzionale. Siccome si procede scavando dall’alto verso il basso le strutture più elevate sono le più antiche e quelle più profonde le più recenti. Il disegno della sezione sul Gruppo Orientale mostra tre diverse fasi di scavo:
a) la situazione della collina originale;
b) un primo livello di scavo di circa 10 m con ipogei a lobi, i cunicoli e i primi fossati . In questa fase il complesso di Biet Gabriel Rafael è un struttura fortificata con mura megalitiche;
c) un secondo livello di scavo con l’approfondimento dei fossati fino a 20 m per l’inserimento delle strutture basilicali. Si noti sulla destra la creazione della corte settentrionale di Biet Gabriel Rafael e della sua facciata liturgica monumentale. A sinistra l’inserimento di Biet Abba Libanos.

Fig 5 – Fasi di evoluzione del gruppo orientale.

Fig 6 - Biet Gabriel Rafael nel contesto del gruppo orientale. Planimetria.

Fig 7 - Biet Gabriel Rafael. Rilievo con laser scanner 3D.

Fig 8 - Biet Gabriel Rafael. Planimetria con ipotetica ricostruzione del sistema difensivo.

Fig 9 - Biet Gabriel Rafael. Planimetria. Individuazione dei sistemi di drenaggio e raccolta dell’acqua.

Fig 10 – Fossato occidentale di Biet Gabriel Rafael. Le grotte-cisterna e il dettaglio degli intagli per le paratie lignee di controllo.

Fig 11 – Il fossato occidentale di Biet Gabriel Rafael, con acqua, a seguito della pulitura.

Fig 12 – Il cantiere pilota per l’individuazione delle malte.
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